Italia: un Paese divergente

Ipsos Flair Italia 2024 racconta una realtà complessa e frammentata.


È una società contrassegnata dalle fratture sociali quella che emerge dalla XIV edizione dell'annuale ricerca di Ipsos. L'ultimo quinquennio è stato caratterizzato dal susseguirsi di una serie di crisi - ambientale, economica, sociale, finanziaria, sanitaria - che hanno accelerato i processi di transizione già in atto. Questa spinta ha provocato gravi fratture sociali, restituendoci l'immagine di una società in continuo conflitto tra dinamismo e immobilismo, radicalismo e difensivismo.

La prima frattura individuabile è quella sociale: mentre gli individui che si collocano nella upper class sono passati dal 4 all'8%, il numero di persone che si sentono parte della lower class è aumentato, arrivando al 22%. Per quanto riguarda la classe media, è passata dal comprendere quasi il 70% della popolazione (2003) a circa un terzo. Inoltre, 82% degli italiani avverte che nel proprio comune il livello della povertà è aumentato. Una sensazione particolarmente avvertita nelle Isole (86%), nei comuni più grandi oltre i 100 mila residenti (89%) e nel ceto popolare (86%). Mentre il 5% delle famiglie più ricche possiede circa il 46% della ricchezza netta totale, la povertà in Italia è divenuta ormai struttuale, con oltre 5,674,000 poveri assoluti (un residente su dieci). L'incidenza è particolarmente elevata sui minori, di cui il 13,4% si trova in povertà - rispetto al 9,7% della media della popolazione. I nuclei familiari con minori più colpiti dalla povertà sono quelli composti di soli stranieri (36,1% contro il 7,8% di famiglie solo italiane). 
Il livello di istruzione continua a rappresentare uno dei principali fattori di protezione dal rischio di povertà, oggi in misura ancora maggiore rispetto al passato. Al contrario, avere un lavoro non garantisce più automaticamente una condizione di benessere economico: il 47% delle famiglie in povertà assoluta ha infatti un capofamiglia occupato.

Un particolare punto critico sul piano sociale è rappresentato dalla frattura generazionale: per il 73% degli italiani esiste - ed è anzi molto alto - il rischio che i giovani vivano in una situazione di maggiore povertà rispetto ai genitori. Non sorprende dunque che, al contrario degli adulti, i giovani si sentanto più delusi (34% contro una media del 29%), più insicuri, più angosciati (25% a fronte di una media del 18%), più confusi e che avvertano come più fragili le relazioni con gli altri (quasi il 50% di ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 34 anni). Ad alimentare queste sensazioni nei giovani sono diversi fattori di incertezza legati al futuro, in particolare la stabilità lavorativa (39%, contro il 12% degli adulti), la rete amicale e relazionale (20% contro il 10% degli adulti) e l'inadeguatezza del proprio bagaglio di conoscenze. Allo stesso tempo, la GenZ reputa ingiuste determinate dinamiche della società contemporanea, quali: il ridotto livello di prospettive future (43%), l'individualismo autoreferenziale (24%), la mancanza di stabilità nel lavoro (32%) e le discriminazioni di genere (34%).

A proposito proprio della frattura di genere, il 69% delle donne ritiene che vi sia ancora una maggiore probabilità per gli uomini di ottenere il posto di lavoro desiderato, mentre il 75% denuncia che gli uomini hanno maggiore possibilità di fare carriera all'interno dell'azienda per cui lavorano. Le disuguaglianze emergono anche nell’avvio di un’impresa e nella possibilità di seguire le proprie aspirazioni personali, mentre risultano meno evidenti nell’accesso all’istruzione e alle borse di studio.
Il confronto internazionale mostra che, nei principali Paesi occidentali, le donne percepiscono un avanzamento della parità in misura inferiore rispetto agli uomini e continuano a denunciare persistenti disparità economiche, sociali e politiche. Molte ritengono inoltre che gli uomini debbano impegnarsi maggiormente per promuovere l’uguaglianza.

Il Mezzogiorno continua a essere percepito come un’area trascurata dalle politiche nazionali, alimentando la frattura Nord-Sud: il 78% dei residenti del Sud e l’80% di quelli delle isole ritiene che i problemi strutturali del territorio non abbiano ricevuto risposte adeguate. Oltre la metà degli abitanti di Puglia, Basilicata, Calabria e Campania (54%) afferma che il divario con il Nord si sia ulteriormente ampliato. Sul piano sociale ed economico prevalgono sentimenti di incertezza (64%), ansia (53%) e paura (27%), mentre la principale preoccupazione delle famiglie riguarda il futuro dei figli (43%). L’aumento del costo della vita colpisce in modo particolarmente severo: quasi la metà (45%) delle famiglie fatica a sostenere spese impreviste e il 21% incontra problemi persino nell’acquisto di beni alimentari. Le difficoltà economiche alimentano tensioni sociali: il 69% dei residenti percepisce una crescita della rabbia e oltre la metà (55%) teme un aumento delle disuguaglianze nei prossimi anni, mentre solo il 16% dei meridionali prevede una fase di crescita economica.

La frattura centro-periferia permane, con le periferie urbane italiane che continuano a essere percepite come luoghi segnati da marginalità sociale, disuguaglianze e carenza di opportunità. Per molti residenti, vivere in periferia rappresenta una condizione difficile da superare, caratterizzata da povertà economica e abitativa, invecchiamento della popolazione, presenza di immigrati e trasformazioni delle strutture familiari. I problemi più sentiti dai residenti sono la scarsa manutenzione degli spazi pubblici (55%), la mancanza di lavoro (53%), i trasporti insufficienti (47%) e la crescita della povertà (46%).Vi è inoltre un forte divario tra Nord e Sud: nelle periferie meridionali la disoccupazione è percepita come un problema dal 71% dei residenti, contro il 41% del Nord, mentre la povertà riguarda il 60% contro il 38%. Diffusi in tutto il Paese anche fenomeni di criminalità, spaccio e bande giovanili, che contribuiscono a rafforzare la percezione di marginalità e insicurezza. A questa divergenza si affianca anche la frattura tra aree metropolitane e centri rurali, che si riflette nelle condizioni sociali così come nella qualità della vita. Nelle città prevalgono sentimenti di incertezza (57%) e tensioni sociali (67%), oltre a una maggiore percezione di problemi come la violenza sulle donne (31%) e il degrado urbano. Nei piccoli centri sono invece più diffusi paura (23%), tristezza (30%) e rabbia (29%). Le aree rurali soffrono maggiormente la carenza di servizi sanitari (39% contro il 33% delle città) e di opportunità lavorative (28% contro 24%), ma mostrano una maggiore coesione sociale e minori timori legati a povertà e conflitti sociali. Le metropoli, pur concentrando crescita economica e occupazionale, registrano livelli di disuguaglianza più elevati rispetto alla media nazionale.

La trasformazione digitale sta generando nuove disuguaglianze sociali ed esistenziali (frattura digitale). Solo il 42% degli italiani ritiene di possedere buone competenze digitali, mentre il 58% si considera poco preparato o in difficoltà, una percezione particolarmente diffusa tra i giovani della Generazione Z (29%). Parallelamente, i social media incidono profondamente sul benessere dei giovani: il 61% utilizza i social per confrontare il proprio aspetto con quello degli altri, il 48% prova disagio all’idea di non poterli usare per un giorno e il 46% sperimenta la cosiddetta FOMO, la paura di essere escluso dalle esperienze altrui. Inoltre, quasi un giovane su due (49%) dichiara di aver subito episodi di bullismo o aggressioni verbali online.

 

Fonte: dati Ipsos