Education Monitor 2025 

Salute mentale, tecnologia e nuove disuguaglianze ridisegnano il futuro dell’istruzione.


La scuola continua a essere uno dei principali motori di sviluppo sociale ed economico, ma è chiamata a confrontarsi con sfide sempre più complesse. È questo il quadro che emerge dall’Education Monitor 2025, la ricerca internazionale realizzata da Ipsos in 30 Paesi su un campione di 23.700 cittadini, che fotografa percezioni, aspettative e preoccupazioni sul sistema educativo e sul futuro delle nuove generazioni.

Uno dei dati più significativi riguarda la valutazione complessiva dei sistemi educativi. A livello globale, solo il 34% degli intervistati giudica buona la qualità dell’istruzione nel proprio Paese, mentre il 35% la considera insoddisfacente. L’Italia si colloca leggermente al di sotto della media internazionale: appena il 24% degli italiani esprime un giudizio positivo sulla qualità del sistema educativo nazionale, mentre il 39% ne dà una valutazione negativa. Accanto al tema della qualità emerge una trasformazione demografica destinata ad avere un forte impatto sulla scuola. Il 36% degli intervistati nei 30 Paesi ritiene che il numero di studenti diminuirà nei prossimi cinque anni. In Italia questa percezione è ancora più marcata: il 55% prevede un calo degli iscritti nelle scuole del territorio, una convinzione che riflette il persistente declino della natalità osservato nel Paese.

Ma la sfida più urgente riguarda il benessere psicologico delle nuove generazioni. A livello globale il 33% dei cittadini identifica i problemi di salute mentale come il principale ostacolo che i giovani devono affrontare oggi, davanti a povertà, disuguaglianze e bullismo. Inoltre, il 53% degli intervistati ritiene che la salute mentale dei giovani nel proprio Paese sia in cattivo stato, contro il 37% che esprime lo stesso giudizio sulla salute fisica. La percezione è particolarmente forte in Italia, dove il 60% degli intervistati giudica negativa la salute mentale dei giovani. Il tema emerge anche tra i principali fattori di vulnerabilità sociale, insieme alle difficoltà economiche, ai fenomeni di esclusione e alla crescente pressione esercitata dall’ambiente digitale.

Proprio il rapporto tra giovani e tecnologia rappresenta uno degli aspetti più discussi dell’indagine. Un quarto degli intervistati a livello globale considera gli effetti dei social media e delle nuove tecnologie tra le maggiori criticità per le nuove generazioni. La preoccupazione si traduce in una domanda crescente di regolamentazione: il 71% degli intervistati nei 30 Paesi sostiene il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 14 anni, sia dentro sia fuori dalla scuola. In Italia il consenso sale all’83%, uno dei livelli più elevati registrati nella ricerca. Anche l’uso degli smartphone in classe divide l’opinione pubblica, ma la maggioranza si mostra favorevole a limitarne la presenza negli ambienti scolastici. Globalmente il 55% sostiene un divieto, mentre in Italia la quota raggiunge il 67%.

Più articolato, invece, il giudizio sull’intelligenza artificiale. Se da un lato molti cittadini esprimono timori sull’ingresso di strumenti come ChatGPT nella didattica, dall’altro prevale una visione moderatamente positiva degli effetti della tecnologia sull’educazione futura. Nel complesso il 25% degli intervistati ritiene che i progressi tecnologici avranno un impatto più positivo che negativo sull’istruzione, mentre il 35% prevede effetti sia positivi sia negativi. In Italia la quota di ottimisti raggiunge il 20%, in linea con molte altre economie europee. La ricerca evidenzia anche come il sistema educativo sia chiamato a colmare divari storici e nuove forme di disuguaglianza. A livello internazionale le criticità principali individuate dai cittadini sono i programmi scolastici considerati superati (29%), la formazione insufficiente degli insegnanti (27%), la carenza di finanziamenti pubblici (26%) e l’accesso non equo all’istruzione (25%). In Italia emergono soprattutto la percezione di un curriculum non adeguato alle esigenze contemporanee e la necessità di rafforzare la preparazione del personale docente.

Interessante anche l’analisi sulle preferenze scolastiche, che mostra come alcune differenze di genere stiano progressivamente diminuendo. Storia, matematica e scienze risultano le materie più amate a livello globale, mentre matematica, religione e storia compaiono contemporaneamente tra quelle meno apprezzate. I dati suggeriscono inoltre che tra le generazioni più giovani il tradizionale divario tra “materie da ragazzi” e “materie da ragazze” si sia notevolmente ridotto, soprattutto nelle discipline STEM.

Nel complesso, l’Education Monitor restituisce l’immagine di una scuola che rimane centrale per il futuro delle società, ma che deve affrontare contemporaneamente sfide demografiche, tecnologiche e sociali. Se la trasformazione digitale offre nuove opportunità di apprendimento, la crescente attenzione verso la salute mentale dei giovani e la necessità di garantire inclusione ed equità indicano che il futuro dell’istruzione non dipenderà solo dall’innovazione tecnologica, ma anche dalla capacità dei sistemi educativi di accompagnare le nuove generazioni in un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti economici e culturali. 

 

Fonte: dati Ipsos